Condannati due medici del carcere di Viterbo per il decesso per infarto del brigatista Luigi Fallico
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SENTENZE E PROCESSI Condannati due medici del carcere di Viterbo per il decesso per infarto del brigatista Luigi Fallico 14/03/2019 

Ex brigatista vittima di un presunto caso di malasanità in carcere, condannati in primo grado per omicidio colposo i due medici di Mammagialla che lo hanno avuto in cura.

La vittima è Luigi Fallico, 59 anni, esponente negli anni ’80 dell’Unione comunisti combattenti e ritenuto fondatore delle Nuove Brigate Rosse. Conosciuto coi nomi di battaglia “Gatto” e “Gigi il corniciaio”, fu trovato privo di vita dalla penitenziaria il 23 maggio 2011 nel reparto dei detenuti politici. Sarebbe morto 3-4 ore prima, nel sonno. Coricandosi, aveva detto ai compagni di sentirsi la febbre e aveva chiamato l’infermiere.

Alla sbarra due professionisti, i dottori in servizio presso il penitenziario di Viterbo che hanno visitato Fallico il 18 e il 19 maggio, alla vigilia della sua morte per infarto.

Lo scorso 20 febbraio, l’accusa aveva chiesto un anno per Agostino Mecarini (difeso dall’avvocato Roberto Massatani) e un anno e mezzo di reclusione per Pier Paolo Marghiriti (assistito dagli avvocati Lorenzo Lepri e Giorgio Natoli). Il giudice Silvia Mattei li ha condannati ieri rispettivamente a quattro e sei mesi con sospensione della pena.

Fallico, corniciaio di Roma e per questo conosciuto anche come “Gigi il corniciaio”, era stato arrestato nel 2009 per terrorismo e banda armata nell’ambito dell’inchiesta sul presunto attentato progettato alla Maddalena, dove si sarebbe dovuto tenere il G8 spostato all’Aquila. Nel carcere di Viterbo si trovava in detenzione preventiva. Quando è stato stroncato da un infarto, da alcuni giorni accusava forti dolori al torace e pressione sanguigna anomala.

Assieme alla Asl, i due medici dovranno inoltre risarcire in sede civile le parti civili, tra familiari tra cui due sorelle Carmela e Francesca assistiti dall’avvocato Caterina Calia, cui nel frattempo i due medici, sempre in solido con la Asl di Viterbo, responsabile civile, sono stati condannati in sede penale a versare provvisionali di diecimila euro ciascuno.

L’ex Br aveva 59 anni quando è deceduto nel sonno. Fallico, giunto in infermeria il 18 maggio di otto anni fa con 110 di minima e 190 di massima, sarebbe stato rimandato in cella con un diuretico e una tachipirina, fissando al 25 maggio una visita cardiologica, senza nemmeno un elettrocardiogramma.

Il giorno dopo, il 19 maggio, ci fu per lui un altro evento potenzialmente stressante, il trasferimento a Roma per il maxiprocesso in corte d’assise. Con altri sette presunti eredi delle vecchie br, era accusato di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e banda armata. Fallico era ritenuto dall’accusa il leader del gruppo.

 

Chi è Luigi Fallico?

Fallico, già coinvolto in vecchie inchieste, verso la fine degli anni ottanta, riguardanti la colonna romana delle Brigate Rosse, fu arrestato nuovamente, nel 2009, con l’accusa di essere a capo di una cellula delle Nuove Br e per il presunto coinvolgimento nell’attentato alla caserma della “Folgore” di Livorno nel 2006 nonché per quello mai realizzato al G8 della Maddalena.

La sua presenza nelle vicende delle Nuove Br può essere quindi letta come elemento di continuità tra le nuove e le vecchie generazioni di terroristi.

Esponente della prima ora del Movimento comunista rivoluzionario Nucleo Tiburtino, dopo la fuoriuscita degli ex Br Andriana Faranda e Valerio Morucci, Fallico aveva come nome di battaglia, gatto. L’uomo avrebbe avuto rapporti personali e diretti con Nadia Desdemona Lioce, la brigatista già condannata in via definitiva all’ergastolo per gli omicidi di Marco Biagi e Massimo D’Antona.

Nel giugno del 2009, nel laboratorio romano di Luigi Fallico, venne rinvenuto un documento scritto di 30 pagine che, secondo i magistrati che ordinarono agli agenti della Digos di operare la perquisizione, dimostravano il crescente avanzamento di una formazione (le Nuove Br) che si proponeva come erede del disegno eversivo sviluppato dalle Brigate rosse.

Nel volantino, una cosiddetta “scaletta” di risoluzione strategica dell’organizzazione, sembra emergere l’intento di una ripresa della lotta armata facendo cenno, in alcuni passaggi, ad un “ruolo di fase a breve termine” di un “collettivo combattente necessariamente specializzato e ristretto, che si propone però fin da subito l’obiettivo della costruzione del partito comunista combattente, rivolgendosi alle punte più avanzate della classe” anche se “non si tratterà in questa fase di organizzare le masse sul terreno della prima (la cosiddetta “prima posizione” della lotta armata prefigurata dalle Br negli anni ottanta, ndr) ma di dare indicazione strategica”.

La scaletta farebbe anche riferimento ad altri documenti (come ad esempio gli “appunti per una discussione, cartella 27” e il “terzo contributo al dibattito interno, cartella 12”) che, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero la testimonianza di una continuità e di un legame mai interrotto tra le nuove e le vecchie generazioni di terroristi.

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