Indagato anche il Capo DAP Basentini: in concorso con Bonafede e Salvini per la gestione del caso Cesare Battisti
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NOTIZIE Indagato anche il Capo DAP Basentini: in concorso con Bonafede e Salvini per la gestione del caso Cesare Battisti 07/02/2019 

l direttore del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) Francesco Basentini è indagato in concorso con i ministri Matteo Salvini e Alfonso Bonafede per la gestione dell’arrivo a Roma dell’ex terrorista Cesare Battisti. Secondo le ipotesi - per le quali ora si va verso la archiviazione - Basentini non aveva ostacolato la violazione delle regole che disciplinano i detenuti. Accuse, come detto, che hanno portato la Procura di Roma a chiedere l’archiviazione, inviando comunque il dossier al Tribunale dei Ministri per valutare la posizione dei due ministri.

I pm di Roma: nessun illecito
Secondo i pm di Roma nei video girati durante l’arrivo a Roma Battisti non sono un reato, in quanto manca il dolo. Se show c’è stato, dunque non è ravvisabile alcun reato commesso dai ministri. Il fascicolo, nel quale i due esponenti del governo gialloverde e il direttore del Dap sono indagati per mancata tutela della dignità della persona arrestata, è stato aperto dai pm di piazzale Clodio in seguito a due esposti. Nel primo, presentato da un avvocato di Catanzaro, si analizzava tutta la procedura seguita per la traduzione di Battisti, dall’arrivo all’aeroporto di Ciampino fino al trasferimento nel carcere di Oristano, facendo particolare riferimento alle diverse dichiarazioni con le quali Salvini ha ripetuto più volte che l’ex terrorista «deve marcire in carcere». La seconda denuncia è stata invece depositata dal presidente della Camera penale di Roma Cesare Placanica e sottoscritta dall’intero direttivo.

Il video al centro dell’indagine
Nell’esposto dei penalisti l’attenzione era focalizzata su due passaggi del video, quelli in cui si vedono le procedure di fotosegnalamento effettuato negli uffici della questura e quelle relative alle impronte digitali. Tre i riferimenti normativi che sarebbero stati violati: l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sul «divieto di trattamenti disumani e degradanti», l’articolo 114 del codice di procedura che vieta «la pubblicazione dell'immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all'uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica» e l’articolo 42 bis dell’ordinamento penitenziario che prevede che «nelle traduzioni siano adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità». All’ufficio requirente capitolino, infine, resta un procedimento per omissione di atti d’ufficio.

ilsole24ore.com

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