Servizi segreti nelle carceri: reato prescritto, ma il DAP nomina la Burrafatto a capo dell'Ufficio Ispettivo
Home > MAFIA 41-BIS

 

MAFIA 41-BIS

Servizi segreti nelle carceri: reato prescritto, ma il DAP nomina la Burrafatto a capo dell'Ufficio Ispettivo

16/11/2018 


Al Dap la dirigente Burrafatto è in corsa per l'incarico, fin qui assegnato ai magistrati: fu salvata dalla prescrizione sul Protocollo Farfalla. C'è un giro di nomine di responsabili di uffici all'interno del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

Una è più delicata delle altre, quella all'ufficio ispettivo e di controllo: tra le altre cose sovrintende il Nic (Nucleo centrale investigativo) che segue indagini su delega dei pubblici ministeri. Secondo quanto risulta al Fatto Quotidiano, per la prima volta, almeno nella storia degli ultimi vent'anni, il capo di questo ufficio potrebbe diventare non un magistrato, ma un funzionario interno: Anna Rita Burrafatto, attualmente dirigente della segreteria generale dell'ufficio del direttore del Dap.

Il nome è sconosciuto al grande pubblico ma chi ha seguito una brutta storia di accordi con i Servizi segreti lo ricorderà. Burrafatto fu coinvolta in un'indagine della Procura di Roma che si era imbattuta nel "Protocollo Farfalla" (2003-2004, che poi sarà seguito da una "Convenzione", del 2010), un accordo riservato tra l'amministrazione penitenziaria e il Sisde prima e l'Aisi dopo, il Servizio segreto interno, senza che la magistratura ne sapesse nulla, per scambi di informazioni e ingressi di 007 nelle carceri per colloqui con boss detenuti.

Burrafatto finì sotto processo per rivelazione del segreto d'ufficio per aver raccontato, nel giugno 2007, al suo superiore di allora Salvatore Leopardi, il contenuto dell'interrogatorio segreto a cui era stata sottoposta dai pm di Roma Erminio Amelio e Maria Monteleone che stavano indagando su colloqui in carcere, ritenuti illegali, con boss mafiosi. Leopardi, come direttore dell'ufficio attività ispettive, quello che adesso dovrebbe dirigere proprio Burrafatto, fu accusato, processato e prescritto per falso in atto pubblico, falso per soppressione e omessa denuncia per episodi che risalivano al 2005-2006.

Quando Burrafatto viene chiamata dai pm per essere ascoltata come persona informata sui fatti, non solo ha l'obbligo di dire la verità, ma anche quello di non rivelare quanto emerso d a l l'interrogatorio, soprattutto in merito a un ordine di esibizione degli inquirenti. Invece, la funzionaria del Dap chiama immediatamente Leopardi, che però è intercettato. Era il 27 giugno 2007 e Burrafatto, tra l'altro, gli disse: "Ciao Salvatore non sapevo dove chiamarti. Mi hanno dato un altro ordine di esibizione di documenti riservati dove c'è scritto soltanto "Riservato" e "Operazione Farfalla-Pianificazione".

L'intercettazione costa a Burrafatto un'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio. Al processo, però, se la caverà con la prescrizione in primo grado, il 15 febbraio 2016. Ma nella sentenza i giudici scrivono nero su bianco che il reato c'è stato, facendo riferimento al colloquio registrato con Leopardi. "Dall'intercettazione emerge in maniera chiara la propalazione da parte dell'imputata all'interlocutore (Leopardi, ndr) dell'integrale contenuto delle dichiarazioni rese al pm in cui si fa tra l'altro riferimento a un riservato ordine di esibizione dell'Autorità giudiziaria di specifici documenti a lei trasmesso per l'esecuzione, quale responsabile della segreteria amministrativa.

La predetta condotta consente pertanto di ravvisare la sussistenza degli elementi del reato contestato. Deve essere conseguentemente pronunciata nei confronti della Burrafatto sentenza di non doversi procedere per essere il reato a lei contestato estinto per prescrizione non sussistendo l'evidenza di altra e più favorevole formula di proscioglimento (ex articolo 129 c.p.)". Insomma, essendo passati oltre 7 anni e mezzo dall'aver compiuto la rivelazione di segreto d'ufficio non poteva esserci la condanna.

Il Fatto Quotidiano