Alessandria, detenuti in rivolta armati: 13 ostaggi
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STORIA Alessandria, detenuti in rivolta armati: 13 ostaggi 09/05/1974 

Nelle loro mani alcuni professori e una assistente sociale Per rilasciarli chiedono di essere messi subito in libertà. Un gruppo di detenuti, armi in pugno, hanno sequestrato stamane, durante l'ora di lezione, cinque insegnanti, sei guardie, un medico e un'assistente sociale. Rinchiusi in una stanza, chiedono di essere rimessi in libertà in cambio della vita degli ostaggi. L'edifìcio è circondato da carabinieri e agenti di polizia. Si susseguono dialoghi drammaticissimi tra i funzionari delle carceri e i detenuti. Si teme che la situazione possa precipitare da un momento all'altro.

Ore 10. Come ogni mattina gruppi di detenuti seguono le lezioni volontarie in alcune aule. Ci sono cinque insegnanti: l'ingegner Vincenzo , Rossi, il professor Ferrari, i dottori Emanuelli, Capi e Gai. Non si notano movimenti sospetti. L'operazione sequestro scatta all'improvviso. Secondo le prime segnalazioni, sarebbero tre detenuti ad eseguirla: Cesare Concu, in prigione per omicidio, condannalo a 24 anni (16 espiati), Domenico Di Bona ed Evandro Levrero, anche loro condannati per reati vari a parecchi anni. Uno solo è armato di pistola a tamburo. Se gli altri detenuti non li seguono subito, certo non si oppongono all'azione. I tre intimano ai professori di alzare le mani. Tutto però deve apparire normale, l'obiettivo è di impadronirsi di più armi per avere maggiore forza nelle contrattazioni con la direzione delle carceri.

Ore 10,30. La notizia del sequestro non si è ancora diffusa. I professori sono rinchiusi in una stanza. Stanno giungendo gli agenti di custodia per un normale giro d'ispezione, e un medico. Sono il brigadiere Francesco Allegrini, il vicebrigadiere Sebastiano Gaeta, l'appuntato Eugenio Apra, gli agenti Vincenzo Capuana, Germano Contiello e Pietro Caporaso. Il medico è il dottor Gandolfi. Il gruppo entra tranquillamente nelle aule. Agenti e medico sono aggrediti di sorpresa, disarmati e rinchiusi con gli altri ostaggi. E' però difficile credere, a questo punto, che tre soli detenuti, in possesso di una sola pistola, abbiano potuto eseguire un piano così difficile e rischioso senza spargere sangue. Evidentemente i tre nel frattempo erano riusciti a convincere qualche compagno. Ora ci deve essere un gruppo di detenuti a tenere in pugno la situazione.

Ore 10,45. La notizia del sequestro giunge in direzione. Suonano le sirene d'allarme. Vengono avvisati carabinieri e agenti, mentre scatta il piano d'emergenza. I funzionari delle carceri tentano di entrare in contatto con i detenuti rinchiusi nella scuola.

Ore 11. L'assistente sociale signora Giarda si offre di recarsi nella stanza in cui sono rinchiusi i detenuti per aprire le trattative. Viene tenuta anche lei in ostaggio.

Ore 11,15. 11 piano d'emergenza è stato eseguito. Tutta la zona in cui sono asserragliati i detenuti con gli ostaggi è tenuta sotto il tiro di agenti e carabinieri. E' molto difficile però stanarli. A chi si è avvicinato per trattare, sono state mostrate le armi. Al procuratore dottor Burzio è stato detto che vogliono essere messi in libertà. Se questa loro richiesta non sarà accolta, non possono « rispondere delle loro azioni ». C'è motivo di credere che gli ostaggi siano dunque in grave pericolo.

Ore 14. La situazione non si è ancora sbloccata. Il procuratore della Repubblica ha avuto altri contatti con i detenuti férmi nella loro richiesta di libertà.

Non è la prima volta che ci sono violente proteste nelle carceri di Alessandria. Il 31 maggio 1969 gli ottanta detenuti studenti si erano asserragliati subito dopo la cena nel refettorio e qui avevano trascorso la notte e parte del giorno successivo. Motivo della protesta, il vitto insufficiente. Fra i « rivoltosi » c'era Donato Lopez, il più giovane componente della banda Cavallero, ora in libertà dopo il processo d'appello. Altra protesta nel giugno dello scorso anno sulla scia delle manifestazioni e ribellioni verificatesi in varie carceri italiane. Una cinquantina di detenuti si erano rifiutati al termine''dell'ora d'aria di rientrare nelle celle. Chiedevano un miglior trattamento e la riforma dei codici e regolamenti carcerari. Dopo aver ottenuto di parlare con un magistrato e un giornalista accettavano di rientrare nelle celle.

Più grave la protesta del gennaio di quest'anno che aveva coinvolto buona parte dei 250 detenuti. Anche questa volta le richieste riguardavano la riforma dei codici e del sistema carcerario. La manifestazione comunque, sebbene generale, non diede luogo ad incidenti. Come si vede non si tratta di precedenti « drammatici », soprattutto se si tiene conto della situazione carceraria italiana e dei suoi problemi. Oggi siamo di fronte ad un caso completamente diverso: un disperato tentativo d'evasione di gente disposta a tutto.

Questi sono gliostaggi

Dottor Roberto Gandolfi, via Savonarola 45, Alessandria, medico del carcere.

Ing. Vincenzo Rossi, insegnante nel carcere, via Isonzo 3, con studio via Cavour 13, Alessandria.

Signora Giarola, assistente sociale.

Prof. Felice D'Emanuelli, via Isonzo 102, insegnante nel carcere.

Pier Luigi Campi, via Isonzo 45.

Dott. Clemente Gay, via Cesare Battisti 35 a Montecastello, insegnante di agraria.

Prof. Ferraris, insegnante nel carcere, abitante a Quargnemo.

Brigadiere Francesco Allegrini.

Vice-brigadiere Sebastiano Gaeta.

Appuntato Eugenio Apra.

Agente Vincenzo Capuana.

Agente Gennaro Cantiello.

Agente Pietro Caporaso.

La Stampa 9 maggio 1974


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