Antonino Di Matteo su sentenza Provenzano: nessun abuso, stato curato al meglio
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MAFIA 41-BIS Antonino Di Matteo su sentenza Provenzano: nessun abuso, stato curato al meglio 26/10/2018 

Dottor Di Matteo, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo bacchetta i giudici italiani sulla detenzione di Bernardo Provenzano e il legale del boss corleonese parla di persecuzione, lamentando una violazione dei diritti del detenuto. Che ne pensa?

Bernardo Provenzano è rimasto al 41-bis fino alla morte, ma ha ricevuto fino alla fine le migliori cure da parte degli specialisti degli ospedali civili in cui è stato ricoverato. Tra l’altro, presso l’ospedale San Paolo di Milano venne per lui approntato un reparto protetto dove rimase ricoverato dal 9 aprile 2014 sino al 13 luglio 2016. Mi auguro che i tentativi di strumentalizzare la vicenda accostando il 41-bis alla sua malattia o alla sua morte vengano bloccati sul nascere.

Come fa a esserne certo?

Provenzano era imputato nel processo della Trattativa e la sua posizione, come si ricorderà, è stata stralciata per motivi di salute. Fino a quel momento, la Procura di Palermo e la Direzione nazionale antimafia avevano sempre fornito pareri favorevoli alla proroga del 41-bis, ma di sei mesi in sei mesi abbiamo continuato a monitorare le sue condizioni di salute, in particolar modo sotto il profilo della consapevolezza, e cioè della sua capacità di partecipare in modo cosciente alle udienze.

Provenzano non poteva stare coscientemente in giudizio, dunque. E quindi?

Per lui restavano in vigore le restrizioni previste dalla norma, e cioè l’impossibilità di avere contatti con soggetti diversi dai suoi familiari, ma ciò non ha influito sull’efficacia delle cure, affidate ai migliori specialisti degli ospedali civili che le sue patologie richiedevano. Il regime di carcere duro, in sostanza, non ha inciso in alcun modo sull’evoluzione della malattia e sulla sua morte.

La Corte europea si dice “non persuasa che il governo italiano abbia dimostrato in modo convincente che l’applicazione del carcere duro andava estesa anche al 2016”. Che ne pensa?

Non intendo commentare la decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, ma mi auguro che nessuno provi a strumentalizzare una vicenda assolutamente chiara nella sua evoluzione processuale.

Ansa


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