Celle aperte per i mafiosi nelle carceri: il DAP si accorge ora che 13 carceri hanno i detenuti in alta sicurezza liberi nelle sezioni
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MAFIA 41-BIS Celle aperte per i mafiosi nelle carceri: il DAP si accorge ora che 13 carceri hanno i detenuti in alta sicurezza liberi nelle sezioni 15/06/2020 

In 13 penitenziari le celle dei detenuti in alta sicurezza furono spalancate nel 2015 (e ora si torna indietro). La lettera chiede ai direttori delle carceri di "regolarizzare" le sezioni dell'Alta sicurezza dei penitenziari. Perché le celle stanno aperte oltre le ore consentite e le regole vigenti per i mafiosi e i terroristi detenuti non sono rispettate.

La lettera, visionata dal Fatto è stata spedita il 4 giugno scorso dal direttore del settore Alta Sicurezza delle carceri italiane, Caterina Malagoli, già magistrato antimafia in Sicilia, entrata al Dap nel 2018 e dal febbraio 2019 Direttrice dell'Ufficio V del Dap.

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La dottoressa è la responsabile di un circuito che conta 10 mila detenuti circa. Ci sono gli ex 41 bis (AS1) i terroristi (AS2) e i membri delle organizzazioni criminali (As3). Per fare qualche esempio, Massimo Carminati quando è uscito dal 41 bis (non essendo stato condannato per associazione mafiosa ma semplice) è entrato nel circuito.

A Padova in As1 c'è Antonio Papalia, classe 1954, boss della 'ndrangheta nel Nord Italia. A Frosinone c'è il boss della mafia catanese Giuseppe Mangion, classe 1959; a Benevento c'è il boss di Misilmeri Salvatore Sciarabba, classe 1950. Dopo le rivolte di marzo per il Covid e le centinaia di scarcerazioni da parte dei magistrati, dopo il terremoto ai vertici del Dap con le dimissioni di maggio del capo del Dap Francesco Basentini e del Direttore trattamento detenuti Giulio Romano, si scopre un altro elemento di preoccupazione sulla tenuta del sistema carcerario.

La dottoressa Malagoli il 22 gennaio 2020 aveva chiesto ai direttori delle carceri quali fossero le modalità di custodia dei detenuti di Alta Sicurezza. Dopo i mesi del coronavirus, il 4 giugno scorso la direttrice torna alla carica: "Dai riscontri pervenuti si evince che ben 13 istituti penitenziari attuano la 'custodia aperta' nelle sezioni in Alta Sicurezza: Ancona, Benevento Bologna, Civitavecchia, Frosinone, Lanciano, Larino, Latina, Padova, Piacenza, Roma Rebibbia Femminile, San Gimignano (una sezione dedicata al Polo Scolastico) e Tempio Pausania".

Il punto, secondo la Malagoli, è che nulla di tutto ciò sarebbe stato autorizzato: "Rispetto ai 13 istituti, agli atti dell'ufficio risulta essere autorizzata in via sperimentale solo una Direzione ad adottare tale modalità custodiale", cioè Tempio Pausania.

La situazione sembra uscita dal controllo: "In alcuni casi si è appurata l'attuazione della custodia chiusa, ma con la possibilità da parte dei detenuti di muoversi liberamente ambito corridoio della sezione". Malagoli nella lettera evidenzia "che la circolare n. 3663-6113 del 23 ottobre 2015 esclude per ovvi motivi legati alla particolare tipologia dei detenuti ascritti al circuito Alta Sicurezza "la possibilità di adottare la custodia aperta presso le sezioni dedicate al circuito dell'alta sicurezza".

CELLE APERTE ALTA SICUREZZA: SCARICA LA CIRCOLARE 3663-6113 DEL 23 OTTOBRE 2015

La circolare del 2015 aveva previsto condizioni che secondo la Malagoli non sono rispettate perché "Eventuali eccezioni per prevedere l'attuazione della custodia aperta anche in alcune sezioni istituite presso le Case di reclusione dotate di circuito AS, dovranno essere portate all'attenzione della competente Direzione generale detenuti e trattamento, corredate da un progetto dettagliato che dia conto dell'osservazione preliminare effettuata per ciascun detenuto e dei contenuti e modalità concrete che si intendono adottare per successive valutazioni".

La Circolare del 2015 effettivamente già permetteva ai detenuti di alta sicurezza di star fuori dalla cella per 8 ore ogni giorno. La novità è che in 13 carceri i detenuti As1 usciti dal regime 41 bis, i terroristi dell'As2 e i criminali dell'As3 possono stare fuori cella anche più di 8 ore al giorno. Il Direttore del Dap, Santi Consolo, nella sua circolare del 2015, perseguiva il "graduale superamento del criterio di perimetrazione della vita penitenziaria all'interno della camera di pernottamento" e aggiungeva che "la possibilità di permanere al di fuori della camera di pernottamento per un minimo di otto ore, dal punto di vista delle aspettative europee, è auspicata, sebbene non vi sia disposizione normativa cogente in tal senso".

Già cinque anni fa, Consolo enunciava quindi l'apertura: "il tempo minimo da trascorrere fuori dalle camere detentive sia pari almeno a 8 ore giornaliere, salva l'esistenza di particolari esigenze di sicurezza che comportino necessarie restrizioni, quali l'applicazione del regime di sorveglianza particolare, dell'isolamento, in caso di sussistenza di specifici rischi di evasione o turbativa della sicurezza dell'istituto, ecc.". Anche nella 'custodia chiusa' quindi i detenuti possono stare fuori dalla cella per almeno 8 ore.

"Questo implica - proseguiva la vecchia circolare - che la custodia aperta debba prevedere necessariamente una permanenza all'esterno delle camere significativamente maggiore ma, soprattutto, il fatto che la quotidianità e i contenuti trattamentali dovranno svolgersi all'esterno della sezione, in luoghi comuni appositamente strutturati".

La politica di apertura delle celle era stata avviata già nella gestione del Direttore del Dap precedente, Giovanni Tamburino, e si è solo consolidata con la circolare suddetta del 2015 che ha sistematizzato le precedenti disposizioni. Questa politica di apertura delle sezioni, compresa l'alta sicurezza, secondo alcuni è però stata la causa dell'aumento degli 'eventi critici', cioè risse, violenze e danneggiamenti, all'interno delle carceri e potrebbe avere favorito anche le rivolte di marzo scorso.

La cosiddetta "sorveglianza dinamica" è stata introdotta nel 2013 anche per ovviare agli spazi ristretti delle celle italiane. Questo sistema è in vigore anche all'estero però la struttura fisica dei penitenziari italiani e la scarsità di agenti della Polizia Penitenziaria ha prodotto una degenerazione del sistema nella sua applicazione. Nelle carceri italiane si è tradotta in una sorta di cessione del controllo ai detenuti. Gli agenti della Polizia Penitenziaria spesso escono e lasciano le sezioni di fatto in mano ai detenuti. La Polizia Penitenziaria vigila solo con la video-sorveglianza da fuori.

Ora la dottoressa Malagoli ha scoperto che in 13 istituti anche nell'Alta Sicurezza i detenuti stanno fuori dalla cella oltre le 8 ore in regime di "custodia aperta". La dirigente nella lettera del 4 giugno ricorda ai direttori delle carceri e ai provveditori che "si deve evitare che i detenuti permangano all'ozio costretti a stazionare nei corridoi delle sezioni".

La lettera si conclude con un auspicio: "si chiede ai Direttori degli Istituti penitenziari di adeguare e regolarizzare le modalità custodiali nelle sezioni dedicate al circuito dell'Alta Sicurezza nel rispetto delle disposizioni contenute nella Circolare 3663-6113 del 23 ottobre 2015".

di Marco Lillo, Il Fatto Quotidiano - 14 giugno 2020

 

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