Devastato il carcere di Poggioreale feriti tre rivoltosi, uno gravissimo
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STORIA Devastato il carcere di Poggioreale feriti tre rivoltosi, uno gravissimo 02/06/1972 

Per una giornata i detenuti si sono abbandonati alla violenza. Una guardia carceraria colpita da infarto per l'emozione - Centinaia di agenti e carabinieri hanno dovuto anche affrontare la folla dei familiari che cercava di avvicinarsi alla prigione - I detenuti hanno incendiato padiglioni, rotte le tubazioni e provocato l'allagamento dei locali - La sommossa per il superaffollamento delle celle, le cattive condizioni igieniche e il vitto - Iniziati i primi trasferimenti in altre carceri - Un'inchiesta dell'ispettore generale delle case di pena.

Dopo una giornata di violenze la situazione nel carcere di Poggioreale, dove ieri sera alle 22 è scoppiata una rivolta, è tornata alla normalità. Il bilancio è purtroppo gravissimo; tre detenuti feriti, uno dei quali morente, depositi devastati e dati alle fiamme, ambienti allagati, tubature rotte. Poche cose si sono salvate dalla furia devastatrice dei reclusi che, sopraffatti gli agenti di custodia, si sono abbandonati ad atti di vandalismo di ogni genere. Ora la zona è presidiata da centinaia di carabinieri; una parte dei detenuti è stata trasferita in altre carceri della penisola. Sembra però che all'interno del penitenziario vi sia ancora qualche focolaio di resistenza.

Una barriera

I detenuti feriti sono Mauro Galvanese. di 21 anni, ricoverata ai « Pellegrini » per una pallottola alla gamba destra; Domenico Sorrentino, di 20 anni, ferito di striscio al naso, e Angelo Naclerio, di 19 anni, il primo recluso ad uscire in barella dal carcere in rivolta insieme con la guardia carceraria Vittorio Mottola, di 22 anni, colpito da infarto per l'emozione. Le condizioni del Naclerio, arrestato un mese fa perché sorpreso a rubare un'auto, sono molto gravi. Stamane è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico ed a continue trasfusioni di sangue. L'intera zona dove sorge il complesso carcerario — costruito nel 1912 — è sottoposta a stretta sorveglianza e il controllo è severissimo. Nelle strade adiacenti, il traffico è stato sbarrato e nessuno può avvicinarsi per un raggio di cinquecento metri. Intorno all'istituto di pena è stata creata una vera e propria barriera dalle forze dell'ordine, impegnate su due fronti: costringere alla resa i reclusi e. tenere a bada la marea di gente che si accalca nelle vicinanze del carcere. Sono spose, madri, parenti dei detenuti, ansiosi di avere loro notizie: Non sono mancati episodi incresciosi. Una donna, Maria Chiarolanza, di 28 anni, moglie di un detenuto, si è lanciata contro una « pantera » della squadra mobile inveendo all'indirizzo degli agenti. Contagiata dal gesto, la folla ha cominciato a tumultuare e, temendo che l'esasperazione del momento potesse degenerare in manifestazioni più violente, polizia e carabinieri hanno operato alcune cariche. Quindici persone sono state fermate e trasferite in questura per l'identificazione. La sommossa ha interessato i 7 padiglioni maschili — nell'ottavo sono in corso i lavori di riparazione e di I ammodernamento, in segui- j to ai danni riportati nell'insurrezione del 1968 — e si può dire che tutti i detenuti vi abbiano preso parte. E' il pensiero del direttore, dr. Mario Gioia. « Quasi tutti i i carcerati — dice — hanno partecipato alla sommossa e non si può dire chi ne sia rimasto fuori. A mio avviso, si è trattato di un piano preordinato per richiamare l'attenzione del governo sulle gravi condizioni in cui versano quasi tutte le carceri italiane. Davanti ai padiglioni sono esposti cartelli sui quali è scritto "Vogliamo le riforme, l'amnistia"».

Scatenati

Il fermento fra i detenuti regnava già da molti giorni e ieri mattina i reclusi del padiglione « Genova » hanno cominciato improvvisamente ad agitarsi chiedendo di parlare con il direttore, al quale poco dopo hanno rivolto lamentele per le carenti condizioni igieniche e per il vitto. « Le celle sono infestate di insetti di ogni genere hanno detto — vogliamo far vedere dove e come viviamo al magistrato ». Più tardi, informati dalla direzione del carcere, sono giunti a Poggioreale il pròcuratore capo, Vigorita, l'ispettore distrettuale degli istituti di prevenzione e pena, Vittorio Dente, il giudice Cappelli e il maggiore Velardi, comandante gli agenti di custodia. Dopo avere ascoltato le richieste dei reclusi, in prevalenza giovani in attesa di giudizio, è stato loro promesso l'interessamento delle autorità. Sembrava che il fermento dovesse rientrare, invece, verso le 22, si sono avute altre avvisaglie dell'imminente rivolta. Questa volta a protestare è stato il padiglione «Livorno», che accoglie i più giovani, dai 19 ai 21 anni.

Hanno chiesto ed ottenuto di ascoltare dischi di canzoni napoletane. Si è compreso subito che si trattava di un pretesto. Mentre le note delle melodie si diffondevano tra le mura del carcere attraverso gli altoparlanti, altri padiglioni hanno cominciato a rumoreggiare: un chiasso infernale accompagnato da urla e invettive. « Vogliamo l'amnistia, ... l'amnistia — gridavano — vogliamo uscire da qui ». Sono intervenuti il direttore e il cappellano della casa di pena, ma le esortazioni alla calma sono rimaste inascoltate. Al momento della rivolta, soltanto 50 agenti di custodia erano in servizio. E' stato dato l'allarme in questura, sono stati chiesti rinforzi. Purtroppo, la sommossa è dilagata in pochi minuti e, fatta eccezione del padiglione delle donne e di quello adibito ad infermeria, tutti gli altri si sono uniti alla sollevazione.
I detenuti hanno dominato a lungo la situazione e quasi tutti i bracci sono stati devastati. Le forze dell'ordine, accorse sul posto, hanno fatto uso di candelotti lacrimogeni per indurre i reclusi alla resa. Tutta la zona è stata illuminata a giorno con riflettori e cellule fotoelettriche dei vigili del fuoco, mentre i carcerati, padroni del campo, si sono abbandonati ad ogni sorta di atti vandalici. E' stato a questo punto che le sentinelle per sventare evasioni sono state costrette a sparare alcuni colpi che hanno ferito i tre reclusi.
Perché l'improvvisa sedizione? Cause « ufficiali » sembrano il superaffollamento e la carenza nelle strutture; negli ultimi tempi, tuttavia, nella casa di pena napoletana si sarebbero determinate cause abnormi: lotte, vendette fra i detenuti, episodi di indisciplina sottovalutati per non inasprire la tensione esistente.

Le cause

Per normalizzare la situazione, le autorità hanno deciso di risolvere nel più breve tempo possibile una delle cause della sommossa, il superaffollamento della casa di pena, che, destinata ad ospitare non più di 1600 detenuti, attualmente ne accoglie oltre duemila in seguito all'operazione di prevenzione e di politica sociale in atto da alcuni mesi nella nostra città. E' scattata quindi, nel giro di poche ore, la massiccia « operazione trasferimento ». In serata è giunto a Poggioreale l'ispettore generale degli istituti di pena, prof. Corrado D'Amelio, incaricato dal ministro di Grazia e Giustizia di condurre un'inchiesta sulle cause di fondo della rivolta e di indagare sulle condizioni di disagio lamentate dai detenuti del carcere napoletano.

La Stampa 2 giiugno 1972


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