La moglie in carcere: giusto e opportuno imporre l'astinenza sessuale al detenuto?
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STORIA La moglie in carcere: giusto e opportuno imporre l'astinenza sessuale al detenuto? 30/09/1969 

E' giusto e opportuno che ad un detenuto sia imposto l'obbligo dell'astinenza sessuale? L'episodio avvenuto nel carcere di Ceccano, dove un recluso è stato sorpreso in cella con la moglie, ha riproposto un problema che da anni è dibattuto dagli studiosi di questioni penitenziarie.

In teoria giuristi e criminologi sono quasi tutti d'accordo che non sia lecito costringere un individuo, per quanto colpevole, a comprimere istinti e necessità naturali. Ma in pratica non si è riusciti a trovare una soluzione soddisfacente ed accettabile.

Qualche tentativo è stato compiuto nell'America Latina. Ma non sembra che i risultati siano stati confortanti. In Messico, ad esempio, il detenuto può ricevere periodicamente la visita della moglie o di chi è considerata tale; in Argentina si è cercato di organizzare una specie di « carcere dell'amore» dove i reclusi a turno possono ospitare per due o tre ore il mese la moglie o la donna dalla quale hanno avuto almeno un figlio; in Brasile funzionano talune « prigioni aperte », dove il detenuto ha diritto di trascorrere in libertà qualche pomeriggio con .l'intera famiglia. Ma il problema degli scapoli e quello delle detenute non è stato mai né risolto né affrontato.

Due anni or sono, l'argomento è stato preso in esame ufficialmente a Parigi dai capi delle amministrazioni penitenziarie europee. Ma, alla conclusione dei lavori, la maggioranza ha finito per accettare la tesi del direttore generale degli Istituti di pena Italiani, Pietro Manca (in foto ndr). Il problema — questa la tesi prospettata con l'avallo di autorevoli esperti quale lo psichiatra Mario Fontanesi, segretario ' della Società' dì criminologia — non ha per il momento una soluzione: Tutt'al più si potrebbe fare ricorso alla concessione di licenze periodiche ai detenuti meritevoli. Il sistema, già attuato da qualche tempo nei Paesi scandinavi, è stato previsto nella modifica al regolamento carcerario che è all'esame del Parlamento.

Le considerazioni prospettate a Parigi per sconsigliare l'adozione di altri sistemi destinati a consentire le visite « coniugali » in carcere sono state numerose. Innanzi tutto vi sarebbe la difficoltà di risolvere il problema per gli scapoli: sarebbe lecito che lo Stato organizzasse delle visite a « pagamento » in contrasto, quindi, con la legge Merlin? E poi: come sistemare in stabilimenti penitenziari differenziati gli scapoli ed i coniugati per evitare invidie e rancori profondi fra coloro che finirebbero per godere trattamenti diversi? Inoltre: come impedire matrimoni avventati da parte di detenuti i quali, pur di ottenere il favore di una visita, potrebbero trovarsi legati ad un vincolo non voluto liberamente, ma imposto dalle circostanze?

L'aspetto più grave del problema — secondo gli oppositori che ancora oggi costituiscono la maggioranza in tutto il mondo — sarebbe quello relativo alla regolamentazione, all'organizzazione ed, in un certo senso, al controllo di un rapporto che dovrebbe essere ed è essenzialmente riservato. Come e dove, cioè, consentire l'incontro fra i coniugi in carcere? L'agente di custodia dovrebbe assistere a questo colloquio, o marito e moglie dovrebbero essere lasciati liberi?

Il problema, delicato e grave, è stato preso in esame di recente dai medici penitenziari italiani che, dopo averlo affrontato a Perugia quattro mesi or sono, hanno deciso di tornare a discuterlo nel maggio prossimo. «Forse è prematuro — sostiene il dott. Mastrantuono, presidente dell'Associazione medici dell'amministrazione penitenziaria — aprire le porte del carcere all'amore. Ma sarebbe opportuno, sia pur per gradi, procedere a taluni esperimenti iniziando magari con gli internati più meritevoli nelle colonie agricole ».

La Stampa 30 settembre 1969


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