La risposta del p.g. di Genova ai rapitori. Coco: Non scarcererò gli otto se prima non liberano Sossi
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STORIA La risposta del p.g. di Genova ai rapitori. Coco: Non scarcererò gli otto se prima non liberano Sossi 22/05/1974 

"Non è escluso che la corte d'assise d'appello torni a riunirsi per ordinare la scarcerazione della banda XXII ottobre anche se Sossi non è ancora libero, ma in tal caso il procuratore generale dichiarerebbe nulla l'ordinanza dei giudici genovesi.

Con un nuovo messaggio, che risponde puntualmente alla sentenza di ieri dei giurati della corte d'assise d'appello genovese, le Brigate rosse (e il loro prigioniero e forzato consulente Mario Sossi) hanno riportato oggi la trattativa al punto di partenza, insistendo sui termini del ricatto. Ora chiedono che i detenuti del gruppo «XXII ottobre » vengano accolti nell'ambasciata cubana presso la Santa Sede, e promettono di rilasciare il magistrato sequestrato ventiquattr'ore più tardi. Sossi sta bene, nel nuovo documento non c'è alcuna minaccia immediata per la sua vita, non ci sono i toni e i tempi dell'ultimatum. Ma il dialogo sembra ancora difficile, se non impossibile: anche la procura generale di Genova, che si prepara a impugnare la sentenza di ieri, ribadisce che la condizione preliminare a tutto è il ritorno di Sossi, integro e incolume, in libertà.

Liberare prima gli otto imputati, o insistere per l'immediato rilascio di Sossi? A Genova il dilemma sembra questo, stasera; e lascia perciò aperto un margine di negoziato, contrariamente al « no » politico di Roma. Ma con modi e condizioni che formeranno la cronaca delle prossime drammatiche ore. Il nuovo messaggio è giunto poco prima delle tre del pomeriggio, cioè quando erano trascorse quasi quindici ore. dalla scadenza dell'ultimatum, fissato dal «comunicato numero 6 » alla mezzanotte di ieri. Una notte e ima mattina di tensioni e di incertezze, di reticenze e di contrasti. Sossi non era stato liberato, non si sapeva come i suoi rapitori avevano accolto la sentenza della giuria popolare che consentiva allo scambio se fosse stata « assicurata l'incolumità personale e la liberazione» di Sossi. Sull'interpretazione di questo testo, e sulle intenzioni delle Brigate rosse, volavano le congetture, e l'ansia cresceva di ora in ora.

Poi, alle 14,57, la solita voce con accento piemontese ha telefonato al Secolo XIX di Genova, ha annunciato il messaggio in una via vicino a Brignole, via Tommaso Livrea n. 2. Solita cassetta postale, solito cronista trafelato, solito messaggio piegato in quattro su carta quadrettata, solita mesta visita della polizia al giornale per prendere copia del messaggio. Stavolta, i rapitori sono stati più laconici e frettolosi, hanno badato all'essenziale. Hanno fatto precedere il loro comunicato da un breve biglietto autografo di Sossi, che ha lo scopo di fornire la prescritta garanzia della propria incolumità. « Confermo di essere in buona salute », certifica il giudice, per assecondare una delle condizioni previste dalla sentenza di ieri.

Poi viene la richiesta, analoga alla precedente, delle brigate: asilo per gli otto del XXII ottobre all'ambasciata cubana presso il Vaticano, liberazione e incolumità del prigioniero in cambio della libertà provvisoria, rifiuto della « posizione assunta dal governo italiano » (e di qui la richiesta che investe la Santa Sede e Cuba), promessa di libertà per Sossi ventiquattr'ore dopo. C'è un aspetto formale del volantino: non è ciclostilato, ma è scritto con la macchina da scrivere ' che serviva per le matrici precedenti. E' compilato in fretta, quasi certamente a Genova. E' fermo nel tono, ma non rabbioso né insultante nella forma.

Sul contenuto, il discorso è un altro. Una volta proiettati poi tutti, dalla sentenza di ieri, nella logica della trattativa, constatiamo che le Brigate rosse formulano una controproposta, rilanciano la palla. Fanno una marcia indietro, perché non chiedono l'espatrio, ma solo l'asilo in un'ambasciata del quartiere Parioli a Roma, per gli otto della XXII ottobre. Non impongono tempi stretti, né intimano scadenze..Ma le clausole sono sempre le stesse, e soprattutto quella che prevede che la liberazione di Sossi segua, e non preceda, l'apertura delle celle dei penitenziari. La sfida è intatta, anche se le condizioni sono un po' più morbide.

E' questa l'opinione anche della procura generale. Stamane avevamo parlato lungamente con Francesco Coco, l'uomo che detiene ormai le chiavi della vicenda. Era stato rigido, preciso, ma disposto a compiere un amaro dovere. Stasera, dopo il nuovo messaggio, siamo tornati da Coco. L'abbiamo incontrato sulle scale di Palazzo Ducale, gli abbiamo porto il volantino che ancora non conosceva. L'ha letto, è rimasto a lungo in silenzio, poi ha detto che confermava tutto, che il nuovo biglietto non spostava nulla, che le assicurazioni date oggi sono identiche a quelle di sabato sera. Il contrasto, dunque, che agita la magistratura genovese dinanzi alla sentenza e al dilemma che ne consegue, non è cambiato.

Cerchiamo di illustrare le diverse posizioni. Francesco Coco è ormai il custode dell'ordinanza di libertà provvisoria, l'uomo che può attuarla, subirla o impedirla. Stamane ci ha spiegato che gli si aprono due strade: una è la normale impugnazione della sentenza della corte di Assise, che però non sospende l'esecuzione del provvedimento di libertà. L'altra strada è quella invece di invocare l'« incidente di esecuzione ». E' un'arma paralizzante, che assise, che però non sospenda la validità stessa del processo e blocca il provvedimento di libertà, tiene chiuse le porte delle otto celle.

Coco intende impugnare la sentenza di ieri, sulla base del resto dèi, parere accesamente negativo, già espresso nella lettera al presidente della corte d'assise d'appello Beniamino De Vita, prima della riunione dei giurati. Il giudizio del procuratore generale è che l'istanza è « inesistente, improponibile e irricevibile», che il provvedimento sarebbe «abnorme », che nessun potere potrebbe adottarlo né giudicare le ii garanzie» richieste. « Non si poteva né si doveva esprimere alcun parere, non doveva essere convocata la processo » ha detto Coco Corte, non ci "doveva essere « tutta l'attività processuale è coatta dal sequestro».

Entro giovedì a mezzanotte, Coco può presentare alla cancelleria l'impugnazione, e lo farà senz'altro. Ma se Sossi venisse liberato?, gli. abbiamo chiesto. Premesso che non intende aprire alcuna trattativa, Coco ha però aggiunto: «Sebbene contrario al provvedimento, io non mi sottrarrò al dovere indeclinabile di eseguirlo dopo l'avverarsi della condizione prevista, cioè della liberazione di Sossi. Né solleverò difficoltà o questioni che intralcino l'esecuzione, a meno che non insorgano per le modalità d'esecuzione ». Coco, insomma, ha ancora l'ultima parola, vuole una garanzia totale, insiste perché Sossi sia. liberato prima, e poi si vedrà. «Prima il rilascio di Sossi, poi il provvedimento di libertà provvisoria». E' l'unica garanzia, ripete il procuratore generale. Non è insomma solo un esecutore automatico; ma, anzi, l'interpretazione e la valutazione delle garanzie passano attraverso di lui, che può seguire un itinerario burocratico e non bloccare la scarcerazione, o può invece fermare tutto, in qualunque momento. Del resto, aggiungeva Coco stamane, la concessione del passaporto; anche con il nulla osta della magistratura, non è un atto dovuto, ma una concessione, una facoltà del potere amministrativo, e Roma può negarla. Forse anche per questo le' Brigate rosse stasera hanno rinunciato alla richiesta di espatrio immediato; o forse perché le nazioni indicate apparivano contrarie.

Ci è stato invece spiegato in un altro ufficio che è la stessa corte d'assise d'appello a valutare se le garanzie fornite siano sufficienti. La procura può trovare un vizio, un'anomalia globale che renda la sentenza inesistente. Ma finora il blocco non c'è stato. « Possono uscire in due ore dai penitenziari », ci hanno detto. «Sono sul chi vive, fanno telefonare, gli avvocati sono arrivati tutti a Genova». Ma saranno gli stessi sei giurati e due giudici togati che hanno emesso la sentenza di ieri a valutare se gli obblighi e le assicurazioni siano sufficienti. Il biglietto di Sossi, le. sue parole tranquillizzanti, l'« impegno » delle Brigate nel « Comunicato numero 7 » di oggi, sono abbastanza? E' una decisione che spetta di nuovo all'assise d'appello: se deciderà di sì, l'ordinanza diventa esecutiva, e la procura può solo riempire il modulo stampato che ordina alle direzioni delle carceri di liberare i detenuti. A meno che il procuratore stesso non ritenga la sentenza inesistente, anomala, priva di rilievo giuridico. In questo caso, celle chiuse e rinvio in Cassazione. Coco l'ha già detto, si sa che è incline a pronunciare il vizio di legittimità. Come si vede, un rompicapo giuridico, che riporta al punto d'origine, lascia aperta ogni strada, provoca un braccio di ferro fra assise d'appello e procura. Se Coco ricorre, ma in modi normali, gli otto possono uscire egualmente, salvo tornare in cella (se reperibili) dopo il parere negativo della Cassazione; -se Coco ricorre giudicando la sentenza abnorme, gli otto non escono.

Tutto questo potrebbe dare un senso di provvisorietà, forse accettata e consapevole, all'eventuale soggiorno nell'ambasciata cubana, Il primo passo, però, è quello di vagliare le garanzie contenute nell'ultimo messaggio, sempre che si.voglia discutere all'interno della logica delle trattative, adottata dal potere giudiziario genovese con la sua sentenza.

Stamane il presidente della corte d'assise d'appello Beniamino De Vita (riluttante, macerato dai dubbi e dall'insonnia), ha ripetuto che la formula della sentenza è stata scelta per « rispondere ad ogni evenienza », è ampia, ed era l'unica possibile. Ma non ha voluto pronunciarsi sul conflitto di competenze. Eppure, al suo ufficio e alla corte, che potrebbe riunirsi di nuovo da un momento all'altro, spetta il giudizio sull'ultima « proposta » dei rapitori di Sossi. «Potrei rispondere a tutte le obiezioni », dice De Vita.

Ora dovrà valutare se esistono le condizioni per rendere esecutiva la libertà provvisoria. In questo modo confuso e cavilloso, qui a Genova si sta decidendo autonomamente come reagire al negoziato, che da stasera assume forme nuove. Le Brigate rosse hanno già raggiunto un risultato, quello di dividere i poteri e le coscienze. Secondo alcuni, potrebbero appagarsi del vistoso e caotico esito perseguito, senza forzare "la mano con richieste impossibili o atti tragici. Ma ciò presume una ragionevolezza che forse non c'è. I magistrati premono con comunicati e prese di posizione, gli avvocati degli .imputati aspettano. Sembra ancora improbabile che, l'assurda trafila della liberazione possa mettersi in moto, e che proprio nelle leggi si nasconda il modo, il trucco, per irridere alla giustizia.

La Stampa 22 maggio 1974


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