Poliziotto penitenziario di San Vittore: più della metà dei poliziotti contagiati, per questo non ci fanno il tampone, altrimenti San Vittore chiuderebbe
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NOTIZIE Poliziotto penitenziario di San Vittore: più della metà dei poliziotti contagiati, per questo non ci fanno il tampone, altrimenti San Vittore chiuderebbe 31/03/2020 

Dichiarazioni choc rilasciate da un Poliziotto penitenziario in servizio nel carcere di Milano San Vittore "Francesco Di Cataldo": il carcere è al collasso, più della metà degli agenti è infetta, per questo non ci fanno il tampone altrimenti dovremmo chiudere. 

“Qui siamo in dieci positivi al Covid, quattro nel quinto raggio. Ma se ci facessero il tampone almeno la metà di noi risulterebbe contagiata”. È lo sfogo di un agente della Polizia Penitenziaria del carcere milanese di San Vittore dove “alloggiano” 900-950 “ospiti”, operano tra i duecento e i trecento agenti al giorno, dove lavorano medici e infermieri e dove, da poco tempo, ha anche riaperto lo spaccio.

“Abbiamo chiesto più volte all’Amministrazione penitenziaria di farci il tampone – dice ancora l’agente -. Niente. Solo ai detenuti. Qualcuno di noi se lo è fatto privatamente e ha scoperto di avere il Coronavirus”. Eppure la situazione di allarme è più che conclamata. Gli stessi uffici del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia, che dista poche centinaia di metri da San Vittore, si sarebbero posti in quarantena dopo aver scoperto al proprio interno un’altra decina di casi di positività. Sabato 28 marzo si sono celebrati, nel carcere di Opera, i funerali di Nazario Giovanditto, 48 anni, una moglie e due figli, l’agente morto a causa del Covid. Giovanditto faceva parte del “Nucleo”, quindi girava da un Istituto di pena all’altro.

”L’amministrazione penitenziaria non vuole farci fare i tamponi – si sfoga ancora l’agente di San Vittore – perché più della metà di noi risulterebbe positiva e dovrebbero chiudere il carcere. Non è finita qui. Con le mascherine siamo messi ancora peggio. Ai detenuti vengono distribuite quelle non omologate e noi dobbiamo comprarci da soli quelle chirurgiche da 50 centesimi o da un euro. Insomma, lavoriamo senza sapere se siamo positivi e in condizioni di totale mancanza di sicurezza. In più se un detenuto dovesse risultare positivo rischieremmo anche la denuncia. È possibile secondo voi fare determinati interventi nelle celle, come le perquisizioni, mantenendo le distanze di un metro? E se uno di loro dà in escandescenze che cosa dobbiamo fare? Il carcere è molto più piccolo di quel che si immagina all’esterno”.

E ora si registrano anche due casi da accertare tra i detenuti di San Vittore. Secondo quanto trapela avrebbero 38,5 e 38,6 di febbre. Il problema di San Vittore è molto serio e potrebbe riguardare altre Case circondariali. Ecco perché con insistenza chiedono all’Amministrazione penitenziaria che vengano fatti tamponi anche agli agenti e non soltanto ai detenuti.

alessandriaoggi.info

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