Rivolta di Alessandria: è coinvolto un altro detenuto?
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STORIA Rivolta di Alessandria: è coinvolto un altro detenuto? 29/05/1974 

Avrebbe aiutato i tre ribelli ad attirare un brigadiere e un appuntato, finiti poi tra gli ostaggi. Sembra che i rivoltosi nutrissero risentimento verso le guardie.

Uno dei detenuti studenti che la mattina del 9 maggio scorso, assisteva alle lezioni nella casa penale di piazza Don Soria di Alessandria, al momento della rivolta organizzata da Cesare Concu, Domenico Di Bona e Everardo Levrero, avrebbe aiutato i tre ribelli ad attirare nell'infermeria il brigadiere Cantiello e l'appuntato Gaeta, finiti tra gli ostaggi e poi «giustiziati» dal Di Bona durante l'attacco finale delle forze dell'ordine.

Gli inquirenti, in base a vari interrogatori, sarebbero giunti a questa conclusione indicando anche il nome del detenuto, sulle cui generalità viene comunque mantenuto il riserbo più assoluto. Dovrebbe trattarsi dello stesso che, in un primo momento, sembrava fosse fuggito dall'aula scolastica per dare l'allarme. In effetti, invece di provocare l'intervento degli agenti di custodia per domare sul nascere la rivolta — difficile dire tra l'altro cosa avrebbero potuto fare di fronte ai ribelli armati mentre gli agenti girano all'interno del penitenziario senza armi —, il detenuto avrebbe ottenuto, ingannandoli con un pretesto, che il brigadiere Cantiello e l'appuntato Gaeta salissero nell'infermeria dove vennero presi in ostaggio da Concu. Quest'ultimo aveva già bloccato il dott. Gandolfi.

Se la circostanza verrà confermata il recluso sarà accusato di concorso nel sequestro di persona. L'ultima parola spetta alla procura generale che conduce l'inchiesta sulla rivolta del carcere alessandrino. Si ritiene che i ribelli volessero proprio Cantiello e Gaeta nei confronti dei quali sembra nutrissero sentimenti di risentimento. Si è appreso inoltre che il brigadiere Cantiello — forse sapendo qual era la sua posizione di fronte ai ribelli — avrebbe inviato un messaggio durante le prime ore di prigionia, gettando un biglietto dalla finestrella del gabinetto dell'infermeria. Nel messaggio, che pare non essere giunto a destinazione forse perché portato via dal vento o perché non notato in quei momenti di tensione generale, chiedeva che gli fosse calato dal tetto all'altezza della stessa finestrella un mitra: pensava, considerata la non eccessiva sorveglianza esercitata dai tre ribelli di poter risolvere dall'interno, una volta ottenuta l'arma, la drammatica situazione.

La Stampa 29 maggio 1974


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