Torino: il carcere modello sorgerÓ presso il nuovo mattatoio su un'area di 200.000 metri quadri
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STORIA Torino: il carcere modello sorgerÓ presso il nuovo mattatoio su un'area di 200.000 metri quadri 16/04/1969 

Intervista con l'assessore all'urbanistica Paonni - La realizzazione è legata all'avvio del Centro direzionale - Un parco pubblico sul terreno dell'attuale prigione - Riunione plenaria il 29 aprile sulla « city » .

Torino sarà in grado di costruire un carcere moderno, rispondente ai criteri umani e sociali che si richiedono per agevolare il recupero del detenuti e il loro reinserimento nella vita collettiva, se riuscirà a varare un programma di vasta portata: la realizzazione del Centro direzionale nella zona in cui si trovano le « Nuove ».

Questa la conclusione di un'intervista a La Stampa dell'assessore all'urbanistica Paonni, che lunedi aveva dichiarato al Consiglio comunale: all 5 e il 26 marzo abbiamo discusso al ministero di Grazia e Giustizia sul trasferimento delle carceri. Ci hanno detto che in altre città le condizioni dei detenuti sono peggiori, e che appunto per questo motivo Torino è al 30° posto nel programma degli interventi governativi per le case di pena ».

Assessore, per quale motivo lei aveva sollevato il problema il mese scorso?

Si temeva già che dovesse succedere quello che poi è accadutoto? « Non siamo indovini e non c'era nessuna avvisaglia che lasciasse pensare alla rivolta. I nostri colloqui al Ministero fanno parte di un " iter " che dura da un decennio, e che in questo lungo periodo è stato più volte interrotto e ripreso. Il piano regolatore è del '59. Da allora si sa che nel quadrilatero di cui fanno parte le " Nuove " dovrà sorgere il Centro direzionale e che le carceri dovranno occupare l'area di corso Ferrara, ad 'ovest delle Vallette ed a nord della strada di Pianezza, a non grande distanza dal nuovo mattatoio di strada Druent. L'area è vasta, 200 mila metri quadri; la maggior parte appartiene ad un unico proprietario. Nel '65 gli esperti l'hanno valutata, in media, sulle 1000 lire il metro quadro, totale 200 milioni.

Ma non risulta che siano mai state avviate trattative concrete per acquisire il terreno. Per quali motivi?

« Parecchi e tutti d'indole economica. Il Ministero ci ha dichiarato, un mese fa, che non giudica necessario, né urgente, il trasferimento delle carceri torinesi. L'atteggiamento delle autorità centrali si può così riassumere: " Avete bisogno dell'area delle " Nuove "? .Costruite le carceri altrove e noi ce ne andremo ". Costruire è una parola. Il costo di uno stabilimento per mille detenuti si calcola superi l 5 miliardi ».

La superficie lasciata libera dalle « Nuove » è preziosa. Non basterebbe la permuta con il terreno di corso Ferrara per dare al Comune i mezzi necessari a costruire un altro carcere?

« Il piano regolatore destina l'area attuale delle " Nuove " a parco pubblico: un servizio per la città, ma non monetizzabile. D'altra parte il trasferimento del mattatoio dalla vecchia alla nuova sede è in corso. La Westing-house e la Nebiolo, Cile sono in via Pier Carlo Boggio, hanno manifestato l'intenzione di andarsene; la stessa Fiat vorrebbe traslocare la Spa a Stura per disporre dell'area ad uso della sua direzione generale. Infine, le distruzioni che hanno reso inabitabili le " Nuove " rendono urgente il problema che al Ministero sembrava dilazionabile. « Tutti questi fattori insieme ridanno attualità al Centro direzionale. Se riusciremo a sbloccare gli ostacoli che si frappongono all'avvio di questa iniziativa, la città potrà costruire il carcere modello che è nei voti di tutu. Cioè una " casa di custodia " degna della nostra vita civile. Lo scoppio di violenza avvenuto alle " Nuove " non modifica nulla nei nostri piani. Semplicemente mette in condizioni noi e il Ministero di affrontare il problema sviluppando meglio la collaborazione finanziaria e tecnica che potrà garantlrne la soluzione ».

A che punto siamo con 11 Centro direzionale?

« Un mese fa abbiamo definito le trattative con i vincitori del concorso, in merito all'affidamento dell'incarico relativo al piano particolareggiato. La convenzione è già stata esaminata in due riunioni dalla Commissione consiliare urbanistica in seno alla quale si sono manifestati consensi e opposizioni. Il 29 aprile convocherò una riunione plenaria, presente la Commissione urbanistica e quella scientifica, i capigruppo consiliari, i progettisti incaricati, tecnici ed esperti. Spero che il convegno dia risultati concreti. Non tocca al Comune provvedere agli strumenti del sistema penitenziario: ma l'opera è concepibile quindi e attuabile nell'ambito del Centro direzionale ».

La Stampa 16 aprile 1969


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